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11 settembre
—11 ottobre 2026
Le Nove hotel

È un evento
Ceramic Pavilion

a cura di
Alberto Scordro

coordinamento
Emanuel Lancerini e Denis Borso

testo critico
Marco Maria Polloniato

graphic design
Hstudio

nell’ambito di
XXIX Festa della Ceramica
di Nove e Portoni Aperti

La storia del gruppo Seme Sprout Baum Hana affonda le sue radici nella seconda metà degli anni ’90, anche se l’anno ufficiale di nascita del gruppo è il 2001. Il periodo formativo di Denis Imberti e Stefano Tasca venne vissuto all’interno dell’allora Istituto Statale d’Arte “De Fabris” di Nove1; un periodo di incubazione sostenuto da alcuni docenti sensibili e propositivi: Antonio Bernardi e Franco Rigon.

Il gruppo Seme gettò quindi le proprie basi operative fermo nella modalità esecutiva attraverso il medium ceramico e fischiante, riprendendo la tradizione dei fischietti (cuchi, in veneto). Nelle opere di quel primo periodo, forme e decorazioni si riferivano ai contesti più disparati, mescolando culture antiche di ogni angolo del globo. Una sintesi che dava vita a sculture in cui forme archetipe venivano stravolte da colori e pattern decorati a freddo e riferiti ad altri contesti, per loro stessa ammissione, in un processo di maieutica socratica transnazionale2.

Nel 2008 il gruppo cambiò nome in Sprout (germoglio in inglese), proseguendo la ricerca nel solco delle sculture fischianti. Al grande uso di colore del primo settennio fece seguito un’indagine coloristica votata al bianco e nero e un progressivo avvicinamento alle argille ad alta temperatura: refrattari e gres, ma anche porcellana, come con la serie Mimesis. Con Genetic bestiary il cambio di registro si esplicò integrando nelle sculture materiali e oggetti del quotidiano (dalla chitarra al chiodo, ecc.) e sperimentando cotture a legna, ad esempio con Gregor Samsa, o di fumigazione come con la serie Hydra. Anche la decorazione non era più data da sequenze segniche, ma da vere e proprie immagini enciclopediche e scientifiche. Una collaborazione significativa nel 2011 fu quella con Simone Crestani nella compenetrazione scultorea tra argilla e vetro borosilicato con Marchantia inflexa; poco dopo nuove opere vennero ripensate in maniera dinamica e performativa con The system of tautism.

Nel frattempo esperienze e residenze d’artista, così come riconoscimenti di critica e pubblico, furono la conferma che il linguaggio adottato poteva avere un futuro: nel 2015 il gruppo divenne quindi Baum (albero in tedesco). Ormai trentenni e con una solida consapevolezza del proprio operare, il duo non esitò a rinverdire il proprio manifesto, in cui si esplicava la volontà di uscire dalle logiche di mercato e dall’individualismo dell’artista, credendo piuttosto nella cura verso l’altro. La sensibilità di Imberti e Tasca, il mutuo rispetto e attenzione, avevano trovato altri canali per potersi sostenere. L’idea di lasciare che il mondo potesse esplicitarsi grazie ad “altri occhi” fu perciò uno dei capisaldi del grande progetto Abracadabra – I miracoli sono le persone3, quasi dei fiori nati dalle esperienze pluriennali dei due, messe al servizio di bambini, giovani, adulti, anziani e persone con disabilità.

Da tanti anni il duo lavora a quella che si potrebbe definire un’utopica unione manuale, spirituale e naturale che contrasta con i dettami del presente consumistico. Alla frenesia del fast food tecnologico imperante, preferiscono una slow art condivisa in maniera operativa nella vicinanza. Nel 2022, con l’ulteriore mutazione in Hana (fiore in giapponese), il gruppo ha continuato a pescare da immaginari apparentemente distanti per ricondurli al presente e sottoporli ai nostri occhi, sempre più in un’ottica comunitaria.

—
1. Mauro Quattoni, membro del gruppo nei primi anni, si formò invece all’Istituto “Fanoli” di Cittadella.
2. Cfr. AreaArte, I, n. 4, inverno 2011, «Sculture fischianti: la forma del suono».
3. Cfr. AreaArte, XVII, n. 56, estate 2026, «Abracadabra – I miracoli sono le persone».

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